lunedì 19 marzo 2018

Acque territoriali italiane svendute ai francesi? Farnesina smentisce


Importanti miglia marittime italiane rischiano di finire nelle mani della Francia. Entro il 25 marzo, infatti, se il governo italiano non interrompe la procedura prevista dal Trattato di Caen, sottoscritto nel 2015 dall'allora ministro degli Esteri Paolo Gentiloni ed il suo omologo francese, il nostro Paese perderà 1.400 miliardi di metri cubi di gas e almeno 420 milioni di barili di petrolio, oltre a cedere un importante bacino di pesca con danni economici ingenti. Un colpo di coda del governo Pd che potrebbe penalizzare fortemente l'Italia. La questione, passata in sordina, è al centro di una battaglia del centrodestra.

Secondo alcuni articoli in rete, l'unico a poter bloccare questa procedura avviata da tempo è l'attuale presidente del Consiglio, lo stesso che ha sottoscritto il trattato. Come racconta l'ammiraglio Giuseppe De Giorgi sul suo blog, «Non tutti lo sanno ma con un accordo firmato a Caen nel marzo 2015 tra Italia e Francia, erano stati revisionati i nostri confini marittimi (...) L'accordo era passato piuttosto inosservato fino a quando nel gennaio 2016 il peschereccio italiano Mina era stato fermato dalla gendarmeria marittima francese e scortato fino al porto di Nizza, con l'accusa di praticare la pesca del gambero in acque francesi. Solo dopo il pagamento di una cauzione di 8300 euro era stato rilasciato. Dunque, quelle che sembravano essere acque italiane erano diventate francesi.»

Il ministero degli esteri era intervenuto sulla vicenda con un comunicato ufficiale nel quale si legge: «L'Accordo di Caen è stato firmato il 21 marzo 2015, dopo un lungo negoziato avviato nel 2006 e terminato nel 2012, per far fronte a un'obiettiva esigenza di regolamentazione anche alla luce delle sopravvenute  norme della convezione delle Nazioni Unite sul diritto del mare del 1982 (UNCLOS). Al negoziato sulla base delle rispettive competenze hanno partecipato anche tutti i Ministeri tecnici - inclusi quelli che hanno responsabilità in materia di pesca, trasporti ed energia - che hanno avuto modo di formulare le proprie autonome valutazioni. Considerata la sua natura, l'Accordo di Caen è sottoposto a ratifica parlamentare e, pertanto, non è ancora in vigore.»


La polemica è stata sollevata - si legge su ANSA - da diversi esponenti politici che hanno chiesto al Parlamento di annullare l'accordo. Come scrive gliocchidellaguerra.it, in base al Trattato "alcune porzioni di mare verranno sottratte al Mare di Sardegna e al Mar Ligure, per passare sotto la competenza economica della Francia, che gioverà di acque costiere in Corsica da 12 a 40 miglia, mentre la Zes (Zona Economica Speciale) in prossimità delle acque territoriali sarde, estenderà la competenza francese per le 200 miglia marittime in questione". Ieri è arrivata la replica della Farnesina che «relativamente alle dichiarazioni di alcuni esponenti politici su possibili cessioni di acque territoriali alla Francia, si osserva che esse sono prive di ogni fondamento. L'accordo bilaterale del marzo 2015 non  è stato ratificato dall'Italia e non può pertanto produrre effetti giuridici.»

Poi la nota aggiunge: «I confini marittimi con la Francia sono pertanto immutati e nessuno, a Parigi o a Roma, intende modificarli. Quanto alla data del 25 marzo essa, come informa l'ambasciata di Francia a Roma, riguarda semplicemente "una consultazione pubblica nel quadro della concertazione preparatoria di un documento strategico" sul Mediterraneo che si riferisce al diritto ed alle direttive europee esistenti e che non è volta in alcun modo a "modificare le delimitazioni marittime nel Mediterraneo". L'ambasciata riconosce che "le cartine circolate nel quadro della consultazione pubblica contengono degli errori (in particolare le delimitazioni dell'accordo di Caen, non ratificato dall’Italia)" e aggiunge che "esse saranno corrette al più presto possibile"». In merito al fermo del peschereccio sardo, spiega Leonardo.it, si è trattato di "un errore ammesso dalle stesse autorità francesi".


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