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sabato 16 maggio 2020

Silvia-Aisha: Shabaab negano intervista a media italiani, ma è giallo


I soldi del riscatto pagato per il rilascio di Silvia Romano, la cooperante 24enne liberata sabato scorso in Somalia,  serviranno a finanziare la jihad. Lo avrebbe detto a Repubblica Ali Dehere, portavoce del gruppo terroristico Al Shabaab, raggiunto al telefono. I soldi "in parte serviranno ad acquistare armi, di cui abbiamo sempre più bisogno per portare avanti la jihad, la nostra guerra santa. Il resto servirà a gestire il Paese: a pagare le scuole, a comprare il cibo e le medicine che distribuiamo al nostro popolo, a formare i poliziotti che mantengono l'ordine e fanno rispettare le leggi del Corano".

A suo dire, sono state "decine" le persone che hanno partecipato al rapimento di Silvia Romano. "C'è una struttura in seno ad Al Shabaab", spiega, "che si occupa di trovare soldi per far funzionare l'organizzazione, la quale poi li ridistribuisce al popolo somalo. È questa struttura che gestisce le diverse fonti d'introiti". Dehere si barrica, però, dietro un "no comment" sia alla domanda sull'entità del riscatto sia sul perché il sequestro è durato così a lungo. Poi ha assicurato che la conversione di Silvia Romano è avvenuta senza costrizioni, "perché ha sicuramente visto con i suoi occhi un mondo migliore di quello che conosceva in precedenza", escludendo che la ragazza si sia convertita per opportunismo o perché vittima della cosiddetta "sindrome di Stoccolma".

Come riportato dall'agenzia AskaNews e da numerose testate il 14 maggio, jihadisti somali di Al Shabaab hanno smentito che lo sceicco Ali Dheere abbia rilasciato un'intervista a La Repubblica sul sequestro di Silvia Romano, bollando l'intervista come una "fake news". "Non c'è stata nessuna intervista del portavoce con nessun media sul caso Romano", ha affermato un funzionario storico dell'organizzazione al sito SomaliMeMo, uno dei canali di comunicazione usati da Al Shabaab". Non solo. Secondo il funzionario, "la falsa dichiarazione" del quotidiano sarebbe "una spinta delle politiche razziste in Italia" che negli ultimi giorni ha fatto "attacchi verbali e minacce alla donna musulmana Aisha. Lei ha annunciato che si è convertita all'islam e ora indossa un velo".

A complicare le cose anche le voci contrastanti sulla presunta morte del portavoce di Al-Shabaab, Ali Dehere, nome di battaglia di Ali Mohamud Rage, che risulta ucciso 6 anni fa in un attacco secondo alcune fonti e successivamente smentite da altre. Ma c'è anche la possibilità che vi siano due Ali Dheere, uno dei quali effettivamente deceduto e l'altro vivo (almeno fino al 2018), secondo diverse testate giornalistiche. Quale sia la verità è difficile saperlo fatto sta che, dopo gli episodi preoccupanti verificatisi nel palazzo al Casoretto dove vive la giovane cooperante milanese (attualmente in quarantena obbligatoria), "il comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza ha disposto la vigilanza generica radiocollegata", secondo quanto riportato ieri da La Gazzetta di Reggio.


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